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6. La lezione da imparare

L'incidente alla centrale di Fukushima Dai-ichi è stato senz'altro uno dei più importanti, insieme a quello di Chernobyl (sebbene, diciamolo, parecchio diverso da questo per cause e entità della contaminazione) e quello di Three Miles Island. Come in tutti gli incidenti, l'importante è essere in grado di imparare una lezione da mettere a frutto nel futuro per evitare il ripetersi di incidenti di queste proporzioni. Diamo quindi uno sguardo veloce a quello che potremmo apprendere da questo incidente.

6.1 Il punto di vista tecnico

La prima domanda è sicuramente: era possibile prevedere un terremoto di questa potenza e progettare le centrali di conseguenza? La risposta a questa domanda è complessa ed esiste una disciplina a parte che si occupa di questo, il cosiddetto probabilistic risk assessment. Diciamo che in tutti i settori potenzialmente pericolosi si fanno delle valutazioni di rischio basate sugli eventi storici della regione. A posteriori è facile dire che si sarebbe dovuto progettare una centrale per resistere indenne ad un terremoto di magnitudo 9 e uno tsunami di 15 metri, ma chi ci garantisce che un domani non ci sia un terremoto di magnitudo 11 (mai registrato storicamente) e uno tsunami di 30 metri? La sicurezza al 100% per eventi naturali non può esistere, primo perché non è prevedibile un evento catastrofico che non si è mai verificato in precedenza e secondo perché può sempre verificarsi un evento maggiore di qualunque previsione. Quello che si fa nella pratica è valutare il rischio che una catastrofe naturale accada durante il periodo di attività della centrale e agire di conseguenza. Quando il rischio nell'arco di vita è ritenuto estremamente basso in rapporto al costo necessario per l'eventuale prevenzione, non si prende semplicemente in considerazione. E' così in tutte le attività umane, anche nelle ferrovie e negli ospedali ad esempio, ed è il meglio che si sa fare.
Detto questo, bisogna tuttavia evidenziare alcune cose. Innanzitutto, le centrali in esercizio erano obbiettivamente abbastanza vecchie. Centrali più moderne sono dotate di sistemi di sicurezza più robusti e quelle di futura III generazione saranno dotate anche di sistemi di sicurezza cosiddetti passivi, ovvero sistemi di emergenza che non hanno bisogno di corrente elettrica per garantire il raffreddamento del nocciolo perché si basano essenzialmente sulla convezione naturale. Centrali più moderne sono dotate anche di core catcher un dispositivo che permette di raccogliere il corium in caso di fuoriuscita dal RPV ed evitare tutti i rischi di una diffusione nel terreno. I vecchi modelli BWR di Fukushima non lo prevedono e sebbene a volte si facciano interventi a posteriori per aggiungere queste strutture, sono in genere interventi tecnicamente molto complessi e quindi costosi.
Nel caso più specifico di Fukushima Dai-ichi, ci si chiede perché i diesel di emergenza e tutti i quadri elettrici fossero proprio dove si trovavano, in una posizione che giudichiamo a priori rischiosa e per di più dal lato mare, e questo in una terra notoriamente sismica come il Giappone. I generatori diesel si sarebbero potuti installare più in alto, tanto più che a ridosso del lato interno della centrale dietro i reattori 1-4 esiste una piccola altura. I quadri elettrici potevano essere protetti meglio. Dobbiamo confessare che non abbiamo una risposta a queste domande, ma sicuramente forniranno una lezione importante per il futuro.
Un altro punto da cui trarre un importante insegnamento è l'assenza di procedure per un caso di emergenza come quello che si è verificato. Può sembrare strano, eppure diverse fonti dicono (e certe decisioni e ripensamenti durante l'emergenza ce lo fanno pensare) che non esistevano procedure per gestire emergenze di questo tipo. Semplicemente non si era mai immaginato che tutto potesse andare in tilt contemporaneamente: tutti i sistemi di emergenza, le linee elettriche, lo spegnimento di buona parte delle altre centrali elettriche, i collegamenti stradali e ferroviari interrotti. Siamo sicuri che anche questo ha fornito una lezione importante per il futuro e che gli esperti sono già al lavoro per produrre delle procedure e esercitazioni per far fronte a emergenze più gravi di quelle previste in passato.

6.2 Il punto di vista mediatico

Quello di Fukushima è stato anche il primo incidente di una certa gravità di cui si è avuto grande diffusione mediatica. Un'altra lezione importante da imparare riguarda il modo di comunicare con la gente e la stampa, e questa lezione si è appresa soprattutto a spese dell'azienda giapponese che gestiva la centrale. Ripetuti errori mediatici della TEPCO e del governo hanno provocato la perdita di fiducia della popolazione nello stato. Si è capito come la comunicazione in situazione di emergenza sia altrettanto importante della sua gestione e come sia fondamentale per il governo mantenere la fiducia dei propri cittadini.
Fra quelli che giudichiamo errori indichiamo:

  • aver effettuato delle simulazioni numeriche per studiare la diffusione della contaminazione e poi non renderle né pubbliche, né seguirle. Comprendiamo che queste simulazioni non erano affidabili al 100%, ma scoprire successivamente che la TEPCO aveva delle simulazioni che non ha reso pubbliche e che invece ha reso note alla base americana a Yokosuka, vicino Tokyo, non ha giocato a suo favore,
  • le evacuazioni avrebbero potuto essere decise in maniera più spedita, in particolare per Iitate, e soprattuto prendendo in considerazione i risultati delle simulazioni numeriche. Per l'assenza di comunicazione con i comuni e le province, alcune direttrici di fuga si sono quasi sovrapposte con la nube radioattiva, in particolare quelle verso Nord-Ovest,
  • una gestione non sempre comprensibile delle misure: si capisce la volontà di essere trasparenti al massimo, ma rilasciare grandi quantità di misure spesso organizzate male e incomprensibili al grande pubblico, misure di sensori poi giudicati guasti o palesemente rotti dal principio non fa che accrescere la diffidenza. Diffidenza che aumenta ancora di più quando ci sono annunci dati in maniera troppo frettolosa, ad esempio la comunicazione della presunta criticità nel reattore 2 a novembre, criticità che si è poi potuta escludere rapidamente con un minimo di analisi,
  • la cattiva gestione del fieno per l'alimentazione bovina, situazione che è decisamente sfuggita di mano al governo. E' vero che poi il governo stesso si è adoperato in maniera eccellente per riparare il danno, ma si sa che una perdita di fiducia nelle istituzioni è difficile da sanare, soprattutto se si parla di alimenti contaminati.
  • La decisione di ridurre ancora a partire dal 1 aprile 2012 il limite di legge per commercializzare i prodotti alimentari. Riteniamo che sia un errore per due motivi: in primo luogo, questa decisione non ha un reale fondamento tecnico, ma è di natura prevalentemente politica. In secondo luogo, alimenti che fino ad ora sono stati messi in vendita come buoni saranno vietati dall'oggi al domani, così come si creerà un conflitto con gli alimenti provenienti dagli altri paesi, dove i limiti rimarrano più alti. Crediamo che questo produrrà un'altra caduta di fiducia nel governo da parte della popolazione, che avrà l'impressione una volta di più di essere stata presa in giro, e che si rivelerà un boomerang come già accaduto in altre occasioni.

Valeriano Barassi, fisico