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5. La contaminazione

Mettere i valori di contaminazione nel giusto contesto

Prima di discutere di contaminazione, i valori devono essere messi nel giusto contesto. Innanzitutto, è sempre una buona regola stabilire dei riferimenti con qualcosa di noto. Nei documenti ufficiali le unità di misura che compaiono più spesso sono i sottomultipli del Sievert (mSv/h et µSv/h, si tratta di una unità di misura degli effetti della radiazione) e i Bequerel/kg (una misura dell'attività di un nuclide, un Bequerel corrisponde a un decadimento per secondo). Un approfondimento di questo argomento potete trovarlo qui.
Iniziamo quindi fornendo i valori di dose cumulata per alcune attività comuni.

Sorgente Dose
Una banana 0.1 µSv
Radiografia ai denti 5 µSv
Volo alta quota 40 µSv
Vivere in un edificio in pietra 70 µSv/anno
K-40 naturale nel corpo 390 µSv/anno
Mammografia 400 µSv
Fondo naturale italiano 3.5 mSv/anno
Tomografia al torace 7 mSv
Fondo naturale medio a Ramsar 10.2 mSv/anno
Dose ricevuta dai lavoratori di Fukushima 180 mSv


La questione se esista un limite al di sotto del quale l'effetto delle radiazioni sia nullo è estremamente controversa, tuttavia è possibile dire che al di sotto di 100 mSv/anno non esiste alcuna certezza epidemiologica riguardo l'effetto delle radiazioni. Per questo motivo non è possibile determinare con sicurezza l'andamento dell'aumento del rischio di cancro al di sotto di questo valore. Vari approcci utilizzano diverse estrapolazioni (concave, convesse, lineari,...), ma quella che pare mettere d'accordo la maggior parte degli studiosi è l'approccio lineare (noto come LNT).

 


E' importante notare che a queste dosi gli effetti non sono lineari: l'effetto di una dose di 30 mSv non è 5 volte più pesante di 6 mSv. E' la probabilità di contrarre la malattia che aumenta, e non necessariamente di 5 volte. Naturalmente, nella pratica bisogna codificare il rischio di contrarre una malattia radioindotta in un sistema di leggi e controlli. Imponendo quindi in base a una valutazione probabilistica LNT che la probabilità in morti/anno sia di 0.001 per i lavoratori e 0.0001 per la popolazione, se ne derivano i limiti legali rispettivamente di 20 mSv/anno e 1 mSv/anno. Qualsiasi attività che rispetti questi limiti è considerata legalmente sicura, ma superare i limiti arrivando a circa 30 mSv per la popolazione non significa automaticamente maggiori casi di cancro, ma solo un superamento dei limiti previsti dalla legge.

5.1 La contaminazione del terreno

Occorre subito dire che la contaminazione del terreno al di fuori del perimetro è risultata in fin dei conti inferiore alle aspettative. Nella mappa riportata qui sotto si mostrano come esempio i risultati delle misure effettuate sul terreno in data 20 marzo 2011. Per ogni punto è riportato un identificativo del posto di misura (il primo numero in alto, fra parentesi quadre), poi il valore della misura in µSv/h e il valore delle misure precedenti se disponibili. I cerchi indicano la zona di evacuazione a 20 e 30 km dalla centrale.

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Come si vede i valori più alti si riscontrano nell'area immediatamente a Nort-Ovest della centrale. Il più alto come è logico aspettarsi si trova al limite della zona di evacuazione ed è pari a circa 60 µSv/h. Si tratta di un valore senz'altro consistente (proiettato su un anno darebbe circa 520 mSv, una dose che causa già i primi effetti biologici reversibili). Questi valori non sono comunque rimasti costanti, ma si sono registrati solo nei primi tempi e successivamente sono rapidamente diminuiti. La stima della dose totale integrata su un anno assorbita dalla popolazione di queste aree, che tiene conto del decadimento dello I-131 (che ha dato un grosso contributo iniziale, rapidamente scomparso), di quello parziale del Cs-134 e dei vari fenomeni di dilavamento è riportata nella figura seguente, frutto di due lavori: uno di misurazione in quota effettuato dal DOE (Departement Of Energy degli U.S.A.) e uno di modellistica fatta dall'IRSN (Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire) a partire da queste misure.

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Come si vede, queste stime sono in effetti ragionevolmente basse e rimangono parecchio al di sotto della soglia di 100 mSv/anno.
In alcune aree più vicine alla centrale si dovrà in ogni caso provvedere alla rimozione di alcuni centimetri di terreno, ad esempio vicino alcune scuole della prefettura di Fukushima dove il livello di radioattività ha comunque superato i limiti stabiliti per le attività all'aperto.
Misure a tappeto in diverse città permettono di indentificare di tanto in tanto degli hot spot ovvero dei punti isolati molto limitati spazialmente in cui la radiazione è parecchio più elevata del fondo: si tratta in genere o di punti che per la particolare configurazione permettono la raccolta e la concentrazione del pulviscolo radioattivo, ad esempio gli scoli delle grondaie, o punti caldi che per qualche motivo erano già presenti prima dell'incidente, ma di cui non se ne conosceva l'esistenza.
Diverso naturalmente il discorso che riguarda il perimetro della centrale e in particolare per quello che riguarda l'interno degli edifici dei reattori, dove si sono registrati valori alti fino a alcuni Sv/h all'interno del PCV (valori che è stato possibile misurare solo grazie ai robot). Per dare un esempio, ecco il prospetto delle misure riferite all'8 febbraio 2012. Da notare che in questo caso di parla di mSv/h.

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Come si vede, vicino al reattore 2 si arriva a ben 100 mSv/h. Si tratta di un valore di tutto rispetto perché lavorare cinque ore al giorno per tre giorni fa accumulare una dose di ben 1.5 Sv, un valore a cui i sintomi tipici dell'esposizione diventano evidenti. Anche diversi altri valori sono vicini a questa cifra o più alti. Un approfondimento sull'effetto delle radiazioni sul corpo umano può essere trovato a questo link.

5.2 La contaminazione alimentare

L'incidente di Fukushima ha avuto un notevole impatto sulla contaminazione alimentare. Questa è dovuta essenzialmente a tre nuclidi: lo I-131 (tempo di dimezzamento di circa 7 giorni), il Cs-137 (circa 30 anni) e il Cs-134 (circa 2 anni). Bisogna però distinguere diversi aspetti, in particolare la contaminazione marina da quella terrestre.
La contaminazione terrestre è dovuta essenzialmente ai rilasci atmosferici che sono ricaduti sul suolo sotto forma di pulviscolo, fenomeno che è stato accentuato dalle piogge e dalla neve. Fortunatamente, per la maggior parte del tempo il vento ha spirato verso il mare aperto, per cui una buona parte di questa componente è stata dispersa sugli oceani dove ha potuto diluirsi fino a diventare irrilevante. La parte che si è depositata sul suolo ha provocato, a parte una iniziale contaminazione superficiale della verdura a foglia larga per la quale è sufficiente un accurato lavaggio, una contaminazione importante di alcuni alimenti che si sono rivelati forti concentratori di cesio, in particolare i funghi e sicuramente buona parte del sottobosco. Il deposito della radioattività in ambienti selvatici e questi alimenti concentratori di cesio hanno quindi provocato a loro volta la contaminazione di alcuni animali selvatici. Si tratta in particolare della carne di cinghiale e di cervo e in maniera meno appariscente di orso.
Per quanto riguarda i vegetali, poche sono le specie che presentano una certa contaminazione e tutte, a parte i funghi, sono abbondantemente al di sotto dei livelli massimi previsti dalla legge. Un discorso a parte merita la carne bovina. Nel mese di luglio 2011 scoppia quello che potremmo chiamare "scandalo della carne bovina". E' accaduto che alcune partite di fieno contaminato proveniente dalla prefettura di Fukushima, evidentemente sfuggite ai controlli sanitari, sono state distribuite a diversi allevatori di altre prefetture (ricordiamo che è stato istituito una sorta di embargo sui prodotti della prefettura di Fukushima) producendo una contaminazione della carne bovina parecchio estesa e a macchia di leopardo. Il governo ha quindi immediatamente deciso di riacquistare a prezzo di mercato tutta la carne in commercio e i capi di bestiame con contaminazine superiore ai limiti di legge. A partire da questo istante, la campagna di misure si estende a dismisura e nulla più sfugge ai controlli, che diventano molto più stretti.
Alla data attuale, non è stata riscontrata alcuna contaminazione per quanto riguarda il pollame, le uova e la carne suina, deboli tracce invece per il latte. Questa è senz'altro una conferma del fatto che i controlli funzionano bene.
Per quanto riguarda la contaminazione marina, a parte il problema iniziale dello I-131 concentrato nelle alghe (alimento caratteristico del Giappone) e rapidamente scomparso, la contaminazione rimanente riguarda essenzialmente il Cs-137 e il Cs-134, che hanno tempi di dimezzamento decisamente più lunghi. La contaminazione marina risulta varia, anche se si notano alcune tendenze caratteristiche: una maggiore concentrazione nei pesci piatti e di fondale e in alcune specie di salmone e ayu, con valori che possono abbastanza facilmente superare i valori di legge. In generale si nota una certa tendenza alla diminuzione della contaminazione, dovuta probabilmente a fenomeni di sedimentazione.
Per chi volesse approfondire quest'argomento complesso, segnaliamo un paio di studi, uno condotto dall'IRSN, tradotto qui per il sito unico-lab.blogspot.com e uno condotto in proprio dal sito che troverete qui.L'andamento della contaminazione alimentare è inoltre seguito costantemente sempre su questo sito (link all'ultimo aggiornamento diponibile qui), dove è disponibile anche una WebApp per potersi orientare nelle circa 130.000 misure effettuate finora dal Ministero della Salute.
Le ultime parole per sottolineare che la contaminazione alimentare appare sostanzialmente limitata alla prefettura di Fukushima, con impatti minori nelle prefetture vicine di Miyagi, Ibaraki, Iwate e Tochigi e praticamente inesistente altrove.
In linea generale, possiamo dire che il governo giapponese ha applicato dei limiti abbastanza conservativi per la commercializzazione dei prodotti, limiti tali da permettere un'assunzione di dose di massimo 5 mSV/anno, dimostrando quindi interesse per la salute della popolazione.