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Notturno sul pianeta Kalgash: possibile?

Alcune volte la comprensione profonda di qualche risultato scientifico passa anche attraverso strade inimmaginabili, come ad esempio i racconti di fantascienza, anche se i loro autori non sempre conoscono tutti i dettagli scientifici. Questo è certamente il caso di Notturno, di Isaac Asimov, un bel racconto apparentemente molto “fantastico”.
In un lontano sistema planetario, come il nostro Sistema Solare, invece di un solo Sole ve ne sono ben sei: cosa si osserva di diverso, allora, sul pianeta Kalgash, molto simile al nostro? Naturalmente, le sei stelle sono sostanzialmente diverse tra di loro (osservativamente, di colore diverso), e a diverse distanze tra loro e rispetto al pianeta Kalgash, per cui la conseguenza più immediata che viene in mente è che sul pianeta Kalgash non compare mai la notte: è sempre giorno, a causa della luce di una o più stelle. E, naturalmente, se gli abitanti di Kalgash non sanno cosa sia la notte, non hanno neanche mai potuto osservare le stelle “notturne”, per cui, in base alle loro osservazioni, l'Universo finisce con il loro sistema planetario: non possono accorgersi che c'è qualcosa d'altro al di fuori di esso, poichè per loro è completamente invisibile, nascosto dalla luce dei loro sei Soli.

 

In più, solo “da pochi anni” gli scienziati hanno potuto scoprire l'esistenza della legge di gravitazione universale poiché, per loro, non valgono affatto le stesse leggi di Keplero (che valgono per un sistema planetario con un solo Sole), e la deduzione della legge di gravità è risultata molto più difficile. Tuttavia, alcuni archeologi si sono accorti di qualcosa di strano: sembra che, prima dell'attuale civilizzazione, ve ne siano state altre sul pianeta Kalgash, che sono durate ciascuna circa solo 2049 anni, essendosi estinte sempre a causa di inspiegabili incendi appiccati dagli stessi abitanti di Kalgash. Come è possibile? Gli scienziati che hanno scoperto la legge di gravitazione universale la stanno ora applicando per capire come funziona in dettaglio il loro sistema planetario, e tali astronomi hanno scoperto che dovrebbe esistere una luna, simile alla nostra ma grande come un pianeta, che finora è rimasta invisibile. Tale luna dovrebbe causare un'eclissi di una delle sei stelle che non viene coperta (ovvero, illuminata) dalle altre proprio ogni 2049 anni, per cui dovrebbe crearsi a breve un periodo (di circa una decina di ore) di assoluto buio su Kalgash, che indurrebbe una pazzia collettiva che spingerebbe gli abitanti di Kalgash, impauriti dall'oscurità che non conoscono, ad accendere dei fuochi, che poi finiscono per distruggere la loro civiltà.
Vi sembra pura fantascienza? Vi meravigliereste, allora, di sapere che recentemente due ricercatori indiani hanno studiato in dettaglio la faccenda, per vedere se è possibile che esista un sistema planetario con le caratteristiche descritte da Asimov. I problemi principali sono due. Il primo riguarda la possibilità che si verifichi realmente un'eclissi come quella descritta, che permetta l'oscurità totale: questo dipende sostanzialmente dalle dimensioni del pianeta, della sua luna e delle stelle, nonché dai raggi delle orbite di tali astri (ossia, una combinazione di condizioni puramente geometriche e fisiche). Tali parametri sono comunque (parzialmente) fissati dalla richiesta di invisibilità delle stelle “notturne”, ossia dalla magnitudine delle sei stelle che, quindi, non possono essere tutte come il nostro Sole, ma vi sono anche nane bianche, stelle binarie, ecc. Il secondo problema fondamentale è determinare se un siffatto sistema planetario, che preveda l'eclissi suddetta, sia dinamicamente stabile, ossia se riesca ad esistere in tali condizioni per un tempo sufficientemente lungo, prima che le reciproche forze di attrazione gravitazionale tra stelle, pianeta e luna lo facciano collassare (o se, ancora meglio, se il sistema gravitazionale non collassi affatto).
Entrambi i problemi sono stati affrontati semplicemente dai due ricercatori indiani, che hanno trovato che il racconto di Asimov non era poi così fantascientifico... I dettagli possono essere
seguiti nell'articolo qui, in inglese