Una crisi collettiva
Non potevamo dargli torto... Andrea aveva perso una bella somma investendo in Borsa, ed era quindi prevedibile che se la prendesse con il suo agente finanziario in banca. “Un vero terremoto! Ma possibile che non riuscite a prevedere niente?” Naturalmente il malcapitato agente cercava di fare del suo meglio per spiegare ad Andrea i rischi che si corrono giocando in Borsa, la faccenda della crisi economica, ecc., ma toccò a noi amici stretti consolarlo delle perdite.
Il fatto è che il poverino aveva proprio ragione: i fenomeni finanziari assomigliano molte volte a dei veri fenomeni sismici. Tuttavia, ciò non significa che non può prevedersi nulla, ma solo che forse occorre cambiare metodo di approccio ai problemi.

Nella visione “tradizionale” della teoria dei mercati finanziari, i prezzi in Borsa sono determinati dalla domanda e dall'offerta di azioni da parte dei partecipanti al mercato: ad esempio, se c'è una elevata richiesta di certe azioni, e pochi che le vogliono vendere, il prezzo di quelle azioni aumenta. Gli investitori, intenti nel massimizzare il proprio guadagno, cercano di capire (per agire di conseguenza) il “vero” valore delle date azioni, naturalmente prendendo delle decisioni “razionali” sulla base di quanto noto al momento e sulle previsioni future di alcune grandezze economiche fondamentali. Tutto ovvio, allora?
Il problema è che tale teoria si basa su alcuni assiomi – investitori razionali e mercati efficienti – che, proprio negli ultimi decenni, ci si è accorti che non sono stati per nulla testati. A dispetto di molti economisti che forse non si sono accorti che, invece, l'evidenza empirica mostra che quegli assiomi non sembrano essere validi. Possibile mai? Pare proprio di sì...
L'accresciuta frequenza con cui si verificano le crisi globali che tanto spaventano i mercati finanziari (e non solo!) ne sono un esempio. Il crollo finanziario del 1987, lo scoppio della “bolla” speculativa del 2000, l'aumento improvviso del prezzo del petrolio nel 2007 e il recente big crunch sono degli eventi “eccezionali” che, nella visione tradizionale, non dovrebbero affatto verificarsi così frequentemente, come invece sta accadendo. E questo significa evidentemente che i modelli teorici usati per le previsioni economiche sono, perlomeno, inadeguati. Un altro problema che questi modelli presentano è quello detto della distribuzione. Nella teoria economica classica, il concetto chiave è quello di un agente finanziario che ottimizza il proprio guadagno; ma se tutti i consumatori fossero anche degli agenti finanziari, come potrebbe essere vero tale assioma se non si sviluppano differenze nei guadagni? Ancora, diventa sempre più evidente che anche l'assioma del mercato perfetto, per il quale il prezzo di una azione è determinato da tutte le informazioni disponibili al momento, sembra valere solo in linea di principio...
Per cercare di porre rimedio a tutti questi inconvenienti, da alcuni decenni si sta sviluppando un nuovo approccio ai problemi economici, basato su qualcosa che sembra funzionare da secoli, e che ha molta dimestichezza con arretramenti e fallimenti. Si tratta della vecchia fisica, in cui i modelli teorici che si adottano sono quelli che spiegano direttamente (alcuni, almeno) fatti osservati, e che fa cadere prontamente nel dimenticatoio teorie senza alcuna utilità. La nuova branca della scienza (sì, della scienza) che si è venuta a formare a partire dagli anni '90 è quella dell'econofisica.

L'unione tra la fisica e la teoria economica si basa sull'osservazione che gli scambi di azioni sui mercati finanziari sembrano seguire dei percorsi completamente casuali, un po' come il camminare di un ubriaco, che casualmente va a destra o a sinistra, avanti o indietro. O, se preferite un'analogia apparentemente più “scientifica”, il movimento delle molecole in un fluido, detto moto browniano: le molecole urtano continuamente le une con le altre, mentre si muovono liberamente tra un urto e un altro, effettuando un moto a zig-zag completamente casuale. E proprio questo moto a zig-zag ricorda tanto da vicino quei grafici delle azioni in Borsa che salgono e scendono...
Solo una semplice analogia, allora? Ciò che genera il caotico moto browniano delle molecole è l'interazione tra un grandissimo numero di particelle; in economia, le fluttuazioni nei prezzi delle azioni è, analogamente, il risultato dell'interazione tra molti investitori. Dunque, sembra proprio che l'approccio corretto al problema non sia quello di sopra – investitori razionali e mercati efficienti – basato su presunte leggi deterministiche, bensì piuttosto quello basato su leggi statistiche, alla cui base ci sono eventi casuali. Studiare cosa prevedono tali leggi non è affatto facile, poiché intervengono molti “attori” che interagiscono tra loro, ma con i potenti computer che ora abbiamo a disposizione già si è riusciti a testare alcuni modelli, e i risultati sono sorprendenti. Ad esempio, si è scoperto che, alcune volte, da molte interazioni completamente casuali, vengono fuori dei fenomeni collettivi, come ad esempio reazioni di “panico” e cose simili che, ovviamente, non sono affatto previste nella teoria classica “razionale”. Strategie di investimento che non sono per nulla correlate tra di loro in tempi “normali” cominciano ad esserlo sempre più in tempi di crisi, grazie a comportamenti “irrazionali”degli investitori. Così, l'intenzione originaria di evitare rischi – ad esempio procurandosi più azioni di tipo diverso, per compensare eventuali perdite – si rivolta contro l'investitore, e questa è una delle cause dei crolli finanziari più frequenti di quanto previsto classicamente.
D'altra parte, ciò è esattamente quello che si verifica, per esempio, anche in sismologia. Piccole fratture nel sottosuolo, magari in posti lontani e per nulla correlati tra loro, liberano piccole quantità di energia, ma talvolta può capitare che tali piccoli eventi si assommino casualmente, provocando delle “cascate” di energia che provocano un terremoto. E lo stesso si verifica nell'epilessia: neuroni del cervello producono piccoli impulsi elettrici, che talvolta producono delle “cascate” che generano una crisi epilettica. Il meccanismo alla base di tutti questi fenomeni, naturali e non, sembra proprio lo stesso: innumerevoli elementi che interagiscono tra di loro, anche in modo impercettibile, tramite una fitta rete di relazioni. L'insorgenza di una crisi finanziaria, dunque, è del tutto simile al verificarsi di un terremoto. In tutti i sensi...
Magra consolazione per il mio amico Andrea: lui avrebbe volentieri voluto provocare razionalmente un terremoto nella sua banca... Altro che aspettare una interazione tra eventi casuali!
S. Esposito, fisico
