Area di convergenza
Una scena terribile! Un passante trovò Salvatore Montalto, un uomo di 52 anni, all'entrata del suo garage, dopo una lite con il suo vicino, Peppino Ciampa. La polizia arrivò quasi subito, e naturalmente interrogò prontamente il vicino. Ciampa sostenne che, effettivamente, vi fu una lite violenta tra lui e il Montalto, che tentò di dargli un pugno in faccia: per evitare il colpo, Ciampa cercò di spingere indietro l'altro uomo, che però perse l'equilibrio, cadde al suolo battendo la testa, e quindi morì dissanguato.
La versione di Ciampa, tuttavia, non collimava con quella di un altro testimone – Carlo Gori – che aveva sentito e osservato la scena dalla finestra della sua casa, a circa 35 metri di distanza. Questo testimone, infatti, asseriva che la lite terminò quando Ciampa sferrò un colpo violento con un certo oggetto sulla testa di Montalto, quando questi tentava di entrare nel suo garage. Fu tale colpo che causò la caduta a terra della vittima, già morto, nella posizione trovata dagli investigatori.
Chi aveva ragione? La polizia scientifica doveva risolvere l'enigma.
Una gran quantità di sangue fu trovata sulle due pareti adiacenti all'ingresso del garage, e sul pavimento del garage stesso, fino ad una distanza di circa 3 metri. Una pozza di sangue si estendeva, poi, da sotto la testa della vittima, evidentemente causata dall'urto al suolo: nessun suggerimento utile a dirimere la faccenda poteva venire da lì. Invece, dovevano esaminarsi le macchie di sangue che si trovavano tutt'intorno sulla scena del crimine.
Il primo passo era quello di individuare delle macchie di sangue particolari di cui si potesse ricostruire la provenienza: se il sangue fosse provenuto anche da un posto diverso da quello dell'impatto della testa al suolo, allora la versione di Ciampa non avrebbe retto. Come fare?

Innanzitutto, si deve tener conto della traiettoria delle gocce di sangue: quando questo fuoriesce dal corpo, è soggetto alla forza di gravità, e compie perciò un moto parabolico, come quello dell'acqua che esce dal beccuccio (non verticale) di una fontana. La goccia di sangue che cade a terra seguendo una certa traiettoria avrà poi una forma particolare, tipicamente di forma ellittica.
In base al tipo di forma, ovvero a quanto essa sia più allungata in una direzione invece che in un'altra, si può determinare la traiettoria con cui la goccia si è posata per terra, nonché l'angolo di impatto (tridimensionale, in generale), ottenendo la direzione da cui essa è provenuta.

Tale direzione, quando proiettata su un piano orizzontale, permette di ricostruire una traiettoria ematica rettilinea (invece che bi-tridimensionale) che può portare ad identificare il punto di provenienza delle gocce di sangue. In linea di principio, infatti, basterebbe l'intersezione di due di queste tracce rettilinea per identificare il punto di provenienza del sangue, ma poiché tanti altri accidenti possono intervenire durante l'evoluzione del crimine, la prassi usuale è quella di identificare quante più tracce possibili che portino alla formazione di una area di convergenza da cui presumibilmente proviene il sangue trovato. Ad esempio, nella figura qui sotto, si vedono diverse aree di convergenza ottenute con diversi tipi di gocce di sangue (solo quelle provenienti dalla parete x del garage, oppure solo dalla parete z, oppure tutte le macchie di sangue): evidentemente, in questo caso, diversi tipi di gocce di sangue provengono tutte dalla stessa zona.

Naturalmente, tale area identifica una zona in orizzontale (poiché le traiettorie sono state proiettate in orizzontale, e non considerate nella loro tridimensionalità), per cui l'altezza da cui è fuoriuscito il sangue va determinata in altro modo, se necessario.
Nel caso di Montalto, però, questo non fu necessario. Dalla figura qui sotto, infatti, appare evidente che, mentre alcune gocce di sangue provengono indubitabilmente dal punto dove è caduta la vittima, altre convergono invece in un'altra zona, distante circa un metro dal garage. Le dimensioni e la forma di queste macchie di sangue, unitamente alla ricostruzione della loro area di convergenza, suggeriscono chiaramente una origine dovuta ad un impatto con un oggetto contundente (macchie a spruzzo), oppure al gocciolamento da tale oggetto, ma certamente non dovute all'impatto dell'uomo al suolo.

Il successivo ritrovamento di una pietra sporca con il sangue della vittima, abbandonata non molto lontano dalla scena del crimine, confermò definitivamente la versione del secondo vicino, e Ciampa fu incriminato.
Un caso risolto celermente, senza l'aiuto di Sherlock Holmes o di suoi amici. La scienza e un po' di ragionamento permette grandi risultati anche senza l'aiuto di qualche genio. Non credete?
S. Esposito, fisico
