Che caldo... medievale!
Eh, si! Non se ne poteva proprio più del caldo dei giorni scorsi! E, anche, non se ne poteva proprio più della solita tiritera sul caldo dovuto all'effetto serra o cose simili. Già, perché il riscaldamento globale dovuto all'effetto serra è senz'altro un fatto (e non un'opinione) scientifico, ma nei secoli scorsi si sono già avute situazioni climatiche “strane”, con periodi caldi o freddi eccezionali.
Il fatto più dibattuto negli ultimi anni, per esempio, è la cosiddetta anomalia climatica medievale. Già negli anni '60 dello scorso secolo, alcuni scienziati – i paleoclimatologi – confrontarono dati diversi di meteorologia e botanica, nonché documenti storici attestanti le temperature e le piogge prevalenti relative all'Inghilterra del 1200 e del 1600, deducendo l'esistenza di un periodo caldo in alcune parti del mondo, intorno al 900-1300, seguito da un periodo con temperature basse (la piccola era glaciale) che si estese fino al 1500-1700. Come si è giunti a tale conclusione?

Innanzitutto, il primo dato storico (e non scientifico) a disposizione è il fatto che, nel medioevo, le viti producevano uva in tutta Europa, fino al nord della Gran Bretagna, e non soltanto nelle aree più a sud, e quindi generalmente più calde. Questo, però, può essere solo un primo indizio da cui partire. Ricerche scientifiche in alcune baie del Maryland, in America, hanno poi riscontrato che, nel periodo medievale considerato e in quello “glaciale” successivo, vi furono delle grandi differenze di escursioni termiche, che potevano essere collegate alla variazione della circolazione delle maree nel nord dell'oceano atlantico. Un periodo di secca intorno all'anno 1000, poi, fu dedotto dai dati sui sedimenti di alcuni fiumi e laghi nel nord America, mentre periodi di siccità prolungata sono attestati in diverse parti delle stesse regioni nord-atlantiche. Analoghe analisi su campioni di sedimento provenienti dal Portorico o dalla costa atlantica, dalla Florida al New England, testimoniano un picco nell'attività tropicale dei cicloni nel nord-atlantico, sempre durante il periodo medievale considerato. In molti laghi nella fascia sub-tropicale della zona occidentale del nord America e nel sud America, i livelli delle acque si mantennero bassi per periodi temporali lunghi un secolo o più. E, ancora, ricerche con il radiocarbonio hanno mostrato che la temperatura superficiale del mar dei Sargassi era circa di un grado più bassa rispetto ad oggi durante la piccola era glaciale, mentre di circa un grado più alta nel periodo caldo medievale. Conclusioni simili si possono trarre anche per altre regioni in diverse altre parti del mondo, anche se, come risulta da studi recenti, generalizzazioni “globali” (al mondo intero) attendono ancora una conferma certa.
Non bisogna poi dimenticare anche altri dati di natura diversa, ma ugualmente importanti in questo tipo di studi di cui si occupa la paleoclimatologia.

Ad esempio, negli anni 800-1000, gli scandinavi dell'età del ferro colonizzarono le isole del nord dell'oceano atlantico e le regioni più ad est del nord America: nel 874 fu conquistata l'Islanda, mentre verso il 985 i vichinghi sbarcarono in Groenlandia. Sin dal loro arrivo in Islanda, i conquistatori trovarono delle condizioni climatiche e ambientali favorevoli simili a quelle prevalenti nella Scandinavia, loro regione di origine. Ancora, intorno all'anno 1000, un gruppo di scandinavi capeggiati da Leif Ericsson conquistarono la regione della costa nord-orientale dell'America del nord nota come Vinland: tale nome deriva dal fatto che, quando i colonizzatori sbarcarono in tale regione, vi trovarono che crescevano le viti. Tale colonia vichinga, però, fu abbandonata verso la metà del secolo XI, quando fecero la comparsa iceberg vaganti, secondo le correnti marine, lungo le rotte che portavano in Groenlandia: il pericolo di scontri delle navi vichinghe con tali iceberg era aumentato.
Gli effetti di un'accresciuta temperatura durante il medioevo, però, non sono da ricercarsi solo nelle regioni del nord. Da documenti egiziani antichi, per esempio, sembrano emergere dei dati interessanti riguardo le piene del Nilo. Come è ben noto, la frequenza di queste piene influenzano notevolmente le coltivazioni nelle regioni egiziane (e quindi la conseguente produzione di cibo), che dipendono crucialmente sia dall'acqua del Nilo per l'irrigazione, sia per il deposito di limo, utile per la concimazione, che le piene lasciano nel terreno coltivabile. Il volume d'acqua che tracima durante le piene, come pure la frequenza di tali piene, sono regolati dall'impatto climatico sulle piogge che cadono nelle regioni etiopiche dell'Africa equatoriale. Ora, confrontando i dati ricavati da documenti egiziani medievali con alcuni modelli climatici, si è riscontrata una pronunciata variabilità nella frequenza delle piene del Nilo negli anni tra il 930 e il 1350, in confronto ad una “attività” del Nilo che, usualmente, si mantiene invece costante. Inoltre, dati storici provenienti da manoscritti arabi, ancora però in fase di studio, potrebbero anch'essi fornire dettagliate informazioni climatiche sulle regioni del medio-oriente, sempre relative al periodo medievale considerato.
Altri dati scientifici, ottenuti negli ultimi anni, pure segnalano delle strane “coincidenze”. Massimi di attività solare sono stati riscontrati in corrispondenza del periodo anomalo medievale, mentre minimi di attività si sono avuti per il periodo successivo della piccola era glaciale. Un aumentato gradiente di temperatura superficiale del mare è stato registrato - nel periodo medievale considerato - da alcuni modelli climatici relativi alle zone tropicali degli oceani indiano e pacifico.
Se, però, vi sono sempre più evidenze a favore di un periodo caldo medievale, nei primi secoli del secondo millennio dell'era cristiana, in diverse regioni della Terra, le cause di un tale riscaldamento rimangono ancora nell'ombra. Come avviene sempre quando si affronta un problema scientifico, occorre prima raggiungere dei dati sperimentali definitivi, e poi passare alle elaborazioni teoriche che spieghino le cause di quanto osservato.
Cosa fare, allora, nel frattempo? Beh, posso dirvi solo cosa farò io tra un minuto: andrò a bermi una buona bibita rinfrescante! Per il momento, è l'unico modo intelligente per combattere questo periodo di caldo...
S. Esposito, fisico
