L’apprendimento per osservazione è un metodo di apprendimento fondamentale che consente di imparare osservando il comportamento degli altri, definiti come modelli, valutandone le conseguenze del comportamento sui modelli stessi.
Quando un determinato comportamento del modello ha effetti positivi, quel comportamento tenderà poi ad essere adottato dall’osservatore. I primi studi di questo tipo di apprendimento sui bambini sono stati condotti negli anni 60 da Bandura che mostrò che bambini che guardavano video violenti diventavano più violenti. Ci sono numerose evidenze che non solo i mammiferi ma anche gli uccelli e i pesci siano in grado di apprendere per osservazione. Inoltre recentemente è stato mostrato che anche specie non sociali come le tartarughe possono imparare ad aggirare un ostacolo dopo aver osservato un’altra tartaruga nel suo aggiramento Tra le diverse specie animali studiate in passato, diversi studi si sono concentrati sulle scimmie. In natura, osservare gli altri, offre il vantaggio di risparmiare energie consentendo alle scimmie per esempio di risparmiare tempo per imparare dove sia il cibo e quale cibo sia da preferirsi. Anche se diversi studi hanno mostrato questa abilità nella scimmia, rimane comunque controversa la capacità delle scimmie di imparare da altre specie, con le quali potrebbero non riuscire ad identificarsi. In esperimenti precedenti infatti le scimmie osservavano lo sperimentatore senza che questo ricevesse un premio. In un nuovo esperimento del gruppo di ricerca di Genovesio all’Università La Sapienza è stato mostrato che le due scimmie testate erano in grado di imparare quale contenitore contenesse il cibo se lo sperimentatore ne mangiava il contenuto. Sembra quindi che l’apprendimento per osservazione dall’uomo sia possibile, almeno quando entri in gioco il meccanismo del rinforzo vicariante, cioè del rinforzo offerto al modello. Secondo la teoria del rinforzo vicariante, il rinforzo dato al modello costituirebbe un segnale visibile sul successo del comportamento capace di consentire o di facilitare l’apprendimento in un contesto sociale.
L’articolo è stato pubblicato sulla rivista PlosOne:
http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0040283
Aldo Genovesio, neurofisiologo