La prova dell'innocenza

Se è vero che la necessità aguzza l'ingegno, la possibilità di non pagare una multa per non essersi fermati al semaforo rosso – soprattutto se l'autista è “innocente” – sprona ancor di più ad utilizzare le leggi della fisica per provare la propria innocenza. Ciò è quanto è avvenuto a Dmitri Krioukov dell'Università della California a San Diego, e la sua analisi, seppur semplice, illustra bene alcuni metodi utilizzati dalla “polizia scientifica” (anche se qui il caso è diverso).

Il risultato principale che ottiene è che se un'automobile si ferma effettivamente ad un semaforo, ma l'auto prima decelera e poi accelera rapidamente, un osservatore (il vigile) posizionato ad una certa distanza dal semaforo, perpendicolarmente alla traiettoria dell'automobile, ha l'illusione che questa non si sia fermata se, anche per un brevissimo istante, egli ha la vista ostruita da un oggetto, ad esempio un'altra automobile vicina al semaforo e posizionata lungo la linea di vista del vigile.

Il “trucco” è che l'osservatore non misura direttamente la velocità dell'automobile, bensì la sua velocità angolare. Tale differenza è sostanziale se, come è ben noto, un'auto che si avvicina con velocità costante appare virtualmente ferma quando è lontana, mentre appare sempre più veloce quando si avvicina al punto di osservazione. La situazione si inverte quando la velocità dell'auto non è costante, mentre è costante la decelerazione e la successiva accelerazione che porta l'auto a fermarsi nel punto più vicino all'osservatore sulla traiettoria dell'auto.

Per i dettagli  tecnici, che seguono semplicemente dalle usuali leggi della cinematica del moto uniformemente accelerato, si può utilmente leggere l'articolo qui (in inglese).