San Matteo e il successo dei calciatori

A chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Con questa frase riportata nel Vangelo secondo Matteo, si esprime comunemente l'opinione che “un ricco diventa sempre più ricco”, mentre “un povero diventa sempre più povero”. Qui, però, non vogliamo soffermarci sulle implicazioni sociologiche e morali di quello che viene chiamato effetto San Matteo, bensì su uno studio del tutto scientifico di tale effetto chè è stato svolto recentemente. Studio che riguarda l'effetto San Matteo nella sua generalità, non limitato solo a risorse economiche. Infatti, è esperienza quotidiana che in molti e diversi sistemi competitivi emergono solo pochi “grandi vincitori”, ciò essendo collegato al fatto che l'ottenimento di opportunità per il futuro dipende spesso dai risultati raggiunti dal singolo individuo, poichè le opportunità di lavoro sono limitate ad un numero finito di concorrenti.

 

 

Il ritmo di avanzamento individuale dipende da molti fattori, come ad esempio il proprio talento, la produttività, la reputazione, o anche da fattori casuali “esterni”. Tradizionalmente, gli studi quantitativi sulle carriere professionali sono limitati dalla difficoltà nel misurare i ritmi di avanzamento, così come dalla mancanza di dati sufficienti sulle carriere individuali. Tuttavia, già da tempo, in alcune professioni, esistono dei parametri ben definiti che riescono a rendere quantitativa la valutazione globale del “successo”, e ciò ha permesso a H.E. Stanley e collaboratori di formulare un  modello che descriva l'effetto San Matteo e, soprattutto, di confrontarlo con dati empirici. I dati a cui si fa riferimento riguardano due categorie di lavoratori i cui risultati sono, infatti, metodicamente ben documentati: scienziati e sportivi. Per i primi, i dati riguardano il numero di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali di livello elevato, mentre per i secondi le carriere individuali sono misurate dalle presenze in campionati di prima categoria di calcio, basket, baseball, ecc.

Il modello di Stanley e collaboratori è un tipico modello statistico, in cui si assume che l'avanzamento di carriera sia casuale, sebbene si assume pure che sia più facile avanzare nella propria carriera se si è più avanti nella carriera stessa, così come casuale è assunto essere l'istante in cui si termina la carriera.

Naturalmente, una conseguenza diretta del fatto che il ritmo di avanzamento della carriera dipenda dalla posizione di carriera è una grande disparità tra il numero di incarichi lunghi e prestigiosi e quello di incarichi brevi e poveri. Un'altra conseguenza delle ipotesi del modello è pure il fatto che ogni lavoratore inizia la propria carriera con credibilità nulla, cosicchè deve sforzarsi di lavorare seguendo una linea di sviluppo comune ad altri lavoratori. Nel modello, però, si tiene conto anche del fatto che non tutte le carriere hanno la stessa durata, ogni lavoratore trovandosi costantemente di fronte al rischio di perdere il proprio lavoro, come risultato di scarso rendimento, cattivo stato di salute, crisi economica, o anche per un cambiamento di strategia del datore di lavoro. Il mantenimento del proprio posto di lavoro richiede, allora, che il lavoratore riesca a mantenere il proprio livello di prestazioni rispetto a tutte le possibili sostituzioni, la longevità della carriera essendo influenzata da tanti fattori casuali che contribuiscono ciascuno al tempo casuale di cessazione della carriera.

Il risultato principale di tale modello è una legge statistica molto semplice che descrive sia le progressioni delle carriere – più frequenti – estremamente brevi di “one-hit wonders” che quelle – più rare – molto lunghe dei “cavalli di razza”. Una caratteristica di tale legge è l'importanza cruciale che se ne deduce del progresso iniziale della carriera, molte carriere venendo arrestate dallo svantaggio relativo associato con l'inesperienza.

Cosa dicono, però, i dati empirici a disposizione?

Stanley e collaboratori hanno analizzato le carriere di circa 400.000 scienziati e oltre 20.000 sportivi professionisti di quattro differenti campionati sportivi. Per gli scienziati, il successo può essere quantificato sia dal numero totale di loro pubblicazioni su riviste internazionali di alto livello che dal numero di “citazioni” dei loro articoli, che misurano la diffusione e l'importanza dei risultati ottenuti da un dato autore. Tali dati sono ricavabili facilmente dai database delle riviste. Invece, per gli sportivi, il successo può essere misurato dal numero complessivo di “convocazioni” che un giocatore ha avuto di partecipare alle diverse competizioni, o anche dai minuti effettivi di gioco.

Il risultato impressionante che viene fuori dal confronto tra il modello statistico e l'enorme mole di dati empirici è che tutti questi seguono effettivamente la stessa legge statistica, indipendentemente se si tratta di scienziati o di calciatori inglesi o anche di giocatori di baseball americani o coreani! Ciò sembra dunque confermare l'esistenza di una legge statistica universale che descrive l'avanzamento delle carriere nelle professioni competitive, secondo le semplici ipotesi illustrate sopra, indipendentemente dalla complessità delle interazioni umane e dalla loro evoluzione spaziale e temporale.

Data la semplicità delle ipotesi del modello, allora, ci si può aspettare che i risultati trovati si possono applicare anche in altri e diversissimi ambiti sociali. Chissà se il modello non descrive anche la durata delle amicizie, sia platoniche che romantiche... Infatti, è ben noto che le relazioni che durano da molto tempo sono anche le più difficili a rompersi rispetto a quelle nate da poco tempo, verificando in pieno l'effetto San Matteo. Ma se cercate una motivazione del perchè il vostro compagno vi ha lasciato... beh, dovete cercare in altri posti, e non tra il modello di Stanley!

S. Esposito, fisico


Per chi vuole approfondire, si può leggere l'articolo (in inglese) di Stanley e collaboratori.