L'altra sera andai al cinema a vedere un film di fantascienza: raccontava di extraterrestri che cercavano il “contatto” con noi terrestri, ed aveva l'intento di incutere un po' di paura allo spettatore. A me faceva soltanto sorridere... Ciò che il film faceva vedere era molto più ingenuo di quanto accadde veramente qualche decina di anni fa, nell'estate del 1967: quello si che fece davvero paura! La sapete la storia?

Nel luglio del 1967 entrò in funzione un nuovo radiotelescopio all'osservatorio radio-astronomico Mullard dell'Università di Cambridge, in Inghilterra. I radiotelescopi hanno la stessa funzione dei telescopi ordinari ma, invece di osservare la luce visibile che proviene dalle stelle o da altri oggetti astronomici, osservano le onde radio emesse da tali oggetti, acquisendo quindi un tipo diverso di informazioni. Dopo qualche settimana dall'entrata in funzione, agli inizi di agosto, l'astronoma Jocelyn Bell notò qualcosa di strano, uno “stropiccio” che si manifestava nel radiotelescopio, certamente diverso dai segnali radio che provenivano da tutte le altre sorgenti astronomiche, ed anche diverso da possibili segnali di interferenza radio provenienti da sorgenti terrestri. La cosa strana fu soprattutto il fatto che tale stropiccio spariva e riappariva quando il telescopio era puntato in una particolare direzione. Dopo qualche settimana di ulteriori osservazioni, fu chiaro che tale stropiccio comparivo ogni giorno alla stessa ora siderale (sebbene non compariva sempre tutti i giorni), la prova più evidente che il segnale proveniva, quindi, da una ben precisa posizione nello spazio. Cosa poteva essere?
Un segnale radio ad “intermittenza”, che proveniva sempre dallo stesso posto nello spazio, sembrava proprio una sorta di messaggio inviato da “qualcuno”, non aveva certamente una causa naturale... Alla fine di agosto Bell ne parlò, allora, con il suo capo, Antony Hewish, il quale si diede da fare per far potenziare il radiotelescopio: voleva vederci chiaro. Nel frattempo, però, quella sorgente di onde radio fu battezzata LGM-1, solo scherzosamente pensando che fosse il primo segnale intercettato sulla Terra e inviato da Little Green Men, gli omini verdi extraterrestri. Agli inizi di novembre, dopo aver completato il potenziamento, furono di nuovo fatte le stesse osservazioni e – per fortuna – il segnale non ricomparve: probabilmente la Bell aveva osservato solo qualche “disturbo” passeggero. Meno male!
Tuttavia, le osservazioni continuarono (senza osservare niente) per tutto il mese, e alla fine di novembre – inaspettatamente – il segnale comparve nuovamente... E questa volta le misure furono molto più precise: il segnale consisteva in una serie di impulsi molto brevi (della durata di meno di 0.3 secondi), intervallati fra loro di circa 1.3 secondi. La “paura” tornò, e questa volta molto più pressante: erano davvero segnali inviati da extraterrestri? Si capì subito che la questione era così delicata che era meglio non se ne parlasse con nessuno. Anzi: fra i pochissimi che sapevano di tali segnali si incominciò pure a discutere se fosse giusto divulgare la notizia, se fosse opportuno che la questione fosse affrontata a livello governativo, solo britannico o a livello mondiale, se si dovesse evitare che qualcuno sulla Terra “rispondesse” ai segnali, per timore di una invasione aliena, ecc. Per alcuni mesi la notizia fu tenuta riservatissima, mentre si procedeva ad effettuare ulteriori controlli e osservazioni, ricercare possibili spiegazioni teoriche, ecc. Agli inizi di dicembre l'esistenza della siffatta sorgente di onde radio fu confermata da altre osservazioni, e ciò produsse ancora più sconcerto. Per fortuna, il 21 dicembre la stessa Bell scoprì una seconda sorgente con caratteristiche simili (ad “intermittenza”), ma in una posizione completamente diversa nello spazio: tale seconda scoperta fu molto rassicurante, poiché era evidente che sarebbe stato molto improbabile che due “colonie” di alieni inviassero uguali segnali radio da regioni molto distanti dell'Universo. Dai primi giorni del gennaio 1968, infatti, si incominciò a pensare ad una soluzione “naturale” dell'enigma osservato, la cui soluzione si presentò in poco tempo (anche perché la teoria aveva già previsto l'esistenza di tali oggetti stellari).

Video della pulsar presente nella Nebulosa delle Vele, in cui si vede la caratteristica “pulsazione” del segnale elettromagnetico della stella (che emette sia onde radio, che luce visibile, raggi X e gamma).
Bell e Hewish (quest'ultimo riceverà pure il premio Nobel nel 1974) avevano scoperto la prima pulsar. Il nome di queste singolari stelle (pulsating-star) rimanda immediatamente alla loro caratteristica più appariscente, proprio quella menzionata sopra, ossia quella di farsi vedere (nel campo delle onde radio) ad “intermittenza”. Esse, infatti, sono delle stelle di neutroni in rapida rotazione intorno al loro asse che, durante tale rotazione, emettono fasci di radiazione elettromagnetica che possono essere osservati solo se questi sono emessi in direzione della Terra (esattamente come nel caso dei fasci luminosi dei fari sulle scogliere): tale caratteristica è responsabile dell'apparizione “pulsata” del segnale radio. Dalla prima osservazione, però, tantissime altre pulsar sono state scoperte, con emissioni che non si limitano al campo delle onde radio, ma includono anche quelle in raggi X o gamma, e anche quelle in luce visibile. Un bell'esempio di queste ultime è dato dalla pulsar nella Nebulosa del Granchio, che potete osservare qui sotto.

Le stelle di neutroni sono il risultato finale del collasso gravitazionale di stelle con massa molto grande (molto più grande della massa del nostro Sole) che, durante un'esplosione di supernova, sono compresse fino ad avere una densità elevatissima, quella propria dei nuclei atomici, dove in uno spazio infinitesimo sono compressi protoni e neutroni. Le stelle progenitrici ruotano anch'esse, ma molto lentamente, come il nostro Sole; tuttavia, quando esse vengono poi compresse, le loro dimensioni si riducono notevolmente (le stelle di neutroni hanno un raggio di circa una decina di chilometri), e la loro velocità di rotazione aumenta vistosamente. Un po' come avviene ad un ballerino che fa una piroetta: quando ha le braccia aperte ruota lentamente, ma quando chiude le braccia (e riduce, quindi, il raggio del corpo rotante) la sua velocità di rotazione aumenta notevolmente.
Nelle pulsar, il fascio di radiazioni elettromagnetiche viene emesso lungo l'asse magnetico della stella, che determina quindi la direzione di emissione. Ora, come anche sulla nostra Terra, l'asse magnetico non necessariamente coincide con l'asse di rotazione, e in tal caso il fascio può essere osservato a distanza (per esempio qui sulla Terra) solo una volta ogni rotazione avvenuta, e questo spiega il carattere “pulsato” dell'apparizione della stella nei radiotelescopi.
Dunque, niente a che fare con gli omini verdi extraterrestri. Tuttavia, è curioso che, nel 1992, i primi due pianeti ad essere scoperti al di fuori del Sistema Solare orbitavano proprio intorno ad una pulsar... Chissà, magari anche questo è un altro “segnale” che ci invia la Natura. E, questa volta, non intermittente!
S. Esposito, fisico