Stampa

Una immagine misteriosa formata da un terremoto?

Laura tornò visibilmente “emozionata” dal suo viaggio a Torino. “Ma che dici, sarà autentica?” Ovviamente (ma non subito, per me) si riferiva alla Sindone che aveva visto nella Cattedrale di Torino e, ovviamente, pur avendo conosciuta tutta l'intrigante storia, voleva sapere dall'uomo di scienza il suo parere. Parere che, ovviamente, potetti darle solo parzialmente, visto che non sono un esperto su queste cose.

Cominciai allora a spiegarle che il test fisico per eccellenza per datare cose antiche, quello della misura della concentrazione dell'isotopo carbonio 14 nel reperto, aveva stabilito che il pezzettino microscopico che era stato prelevato dalla Sindone nel 1988 risaliva ad un periodo tra il 1260 e il 1390, non prima, e che qui la scienza si fermava, lasciando le possibili considerazioni ad altri. Ovviamente, Laura già sapeva della datazione al medioevo della Sindone di Torino, e di tutte le discussioni seguite a tal risultato, per cui per soddisfare la sua curiosità dovetti ricorrere ad altro. Le iniziai a raccontare, allora, del risultato di una indagine scientifica molto recente (e già, anche questa, molto controversa) che era stata portata avanti da alcuni ricercatori del Politecnico di Torino.



Il problema su cui avevano fissato l'attenzione questi ricercatori, in realtà, non era connesso direttamente a quello della datazione della Sindone, ma piuttosto ad un problema ancora più aperto: come è possibile che si sia formata quella immagine d'uomo sul telo della Sindone? Infatti, a tutt'oggi, sebbene siano stati fatti parecchi studi ed altrettanti esperimenti per cercare di riprodurre, anche grossolanamente, quella immagine, non si è potuto ancora accertare la vera causa della sua formazione, esistendo solo alcune ipotesi parziali in grado di spiegare solo qualche proprietà osservata.

Ciò che sembrerebbe hanno scoperto i ricercatori torinesi nel loro laboratorio è stato che in rocce moto fragili, quando sottoposte ad una compressione, si genererebbe una reazione piezonuclearein cui si liberano neutroni. Una tale situazione si verifica naturalmente, ad esempio, quando avviene un terremoto di una forte intensità: se il grado di intensità sismica è, per esempio 4 nella scala Richter, il flusso di neutroni rivelato può essere circa mille volte maggiore a quello presente naturalmente nell'ambiente.

Ora, un siffatto fenomeno può interessare il mistero della Sindone di Torino per due motivi. Il primo è che tali neutroni, interagendo con le fibre del tessuto della Sindone, provocano delle reazioni nucleari che portano ad un aumento del contenuto di carbonio 14, che così genera una errata datazione dell'età del reperto: aumentando il numero di atomi con l'isotopo carbonio 14, il reperto appare più “giovane” di quanto è in realtà.

Il secondo motivo, poi, è ancora più intrigante, e riguarda una tecnica (neutron imaging) simile alle usuali radiografie, utilizzando però neutroni al posto dei raggi X, Come forse è noto, i raggi X sono infatti sensibili a materiali con una densità piuttosto alta; la radiazione neutronica, invece, interagisce preferibilmente con materiali contenenti atomi con un basso numero atomico, come ad esempio idrogeno o azoto. Per questa ragione, mentre i raggi X sono sensibili a tessuti ricchi di calcio come le ossa, i neutroni possono produrre immagini molto nette di tessuti biologici “leggeri”. Naturalmente, per produrre l'immagine, occorre poi convertire opportunamente tale interazione dei tessuti molli con i neutroni su uno “schermo” o una lastra, e ciò avviene mediante un processo di “incisione” con dati reagenti chimici (come l'idrossido di potassio o di sodio) sotto opportuna illuminazione. Nel caso della Sindone, i neutroni liberati da un terremoto potrebbero aver interagito con l'azoto contenuto nelle fibre del telo, e i protoni che si sono poi generati in tale reazione nucleare [n,p] potrebbero aver assunto la funzione di reagenti, veicolando processi di ossidazione o di combustione che hanno permesso di rendere visibile l'immagine prodotta.


 

Una tale possibilità è sicuramente molto affascinante, ma la domanda principale che essa comporta evidentemente riguarda l'effettivo avvenimento di un terremoto per generare il flusso di neutroni e, soprattutto, il grado di intensità sismica necessario affinché l'effetto considerato sia stato veramente efficace. Gli stessi ricercatori hanno stimato che un terremoto di grado 9 della scala Richter,, della durata di una decina di minuti, può generare un flusso di neutroni tale da produrre reazioni nucleari e chimiche in grado di contribuire sia alla formazione dell'immagine sul telo che all'incremento di carbonio 14 nelle fibre tale da giustificare la datazione tarda (al medioevo) della Sindone. Per fare un confronto, il flusso di neutroni necessari è circa 10 volte maggiore della dose utilizzata nella terapia contro il cancro, ma 100 volte minore della dose letale.

L'ultimo cosa da capire è se veramente sia avvenuto un terremoto così devastante 2000 anni fa, in prossimità di Gerusalemme. Anche qui, una ricerca storica in un database americano che ha registrato tutti i terremoti “significativi” dal 2150 a.C. fino ai giorni nostri ha sorprendentemente mostrato che un siffatto terremoto è effettivamente avvenuto negli anni tra il 26 e il 33 d.C. (e con una magnitudine stimabile intorno al grado 8.2) proprio in quella regione, relativamente vicina alla faglia del Mar Morto, distruggendo, tra l'altro il porto di Megara  ad ovest dell'istmo di Corinto. Sorprendente, vero? D'altra parte, un tale terremoto è già descritto anche nei Vangeli (e in altre fonti storiche), e gli esperti di antichi terremoti già da tempo avevano riconosciuto la sua esistenza negli anni di interesse (anzi, addirittura avvenne anche un altro terremoto molto disastroso, in Bitinia [], proprio durante lo stesso periodo temporale).

A questo punto Laura era più che soddisfatta, ed io non volli raffreddare il suo entusiasmo dicendole che anche su questa ricerca recentissima gravano già e ancora alcuni dubbi molto seri, riguardo ad esempio il fatto che un incremento nella concentrazione di carbonio 14 non è stato misurato in altri oggetti dell'epoca, o anche che l'effetto considerato non è stato osservato negli studi fatti dopo il recente terremoto in Giappone. La scienza procede così, per approssimazioni successive, e su questo fenomeno ancora non è stata scritta la parola definitiva.

Ma questo lo nascosi piamente a Laura, altrimenti non mi avrebbe più invitato a cena da lei...

 

S. Esposito, fisico